TAMBURO

Martedì 10 Ottobre 2006 12:42 amministratore

 

Tutte le compagnie di fanteria avevano 2 tamburini e qualche reparto anche i pifferai.

Il tamburo maggiore, uno per battaglione, coordinava ed istruiva tamburini e pifferi, le cosiddette musiche ordinarie.

Alcuni reggimenti di fanteria, per particolari meriti, ottennero dal Sovrano l’uso della banda musicale, simile a quella dei dragoni, ovviamente con i suonatori appiedati.

Il Reggimento Guardie, in quanto “primo” della fanteria, possedeva la banda fin dalla sua costituzione, gli altri:

 

Piemonte   dal   1737

Saluzzo       dal   1750

Monferrato  dal   1752

Fucilieri       dal   1754

Lo strumento aveva cassa e cerchi in legno di frassino; la prima dipinta in turchino, i secondi di rosso. Le corde di bloccaggio erano in canapa ed i passanti di tiro in pelle di bufalo. Al centro della cassa campeggiava lo Stemma Reggimentale, affiancato dagli stemmi gentilizi del Comandante.

Il tamburino lo portava a tracolla, ricadente sul lato sinistro. La bandoliera, in pelle bianca, foderata di panno rosso, gallonato in fettuccia bianca, listata di turchino, sul davanti aveva un taschino porta-bacchette, nello stesso materiale.

In fondo alla tracolla era fissato un cordone doppio, di colore turchino, per poter portare lo strumento a spalla, durante le marce.

Mentre i musicanti vestivano la divisa con i colori di Casa Savoia, i tamburini di Reggimento, che partecipavano alle campagne, portavano la divisa d’ordinanza, con alcune aggiunte, per essere facilmente riconoscibili, anche dai nemici poiché, dopo la battaglia, avevano l’incombenza di soccorrere i feriti.

 

Il nostro Gruppo Storico ha in dotazione due tamburi, fedelmente ricostruiti, con le armi dei baroni Dell’Isola di Borghetto e dei conti Molo di Barbania, giacché il Comandante del Reggimento, all’atto della costituzione, era il Generale a riposo conte Gioacchino Dell’Isola Molo, discendente di queste due famiglie, che molti ufficiali diedero al Piemonte prima ed all’Italia poi.

  

   Stemma Reggimentale:

 

scudo sormontato da corona Ducale in oro e campo rosso, inquartato dalla croce d’argento di Piemonte, attraversata in alto da lambello blu del Principe di Piemonte.

 

   Stemma dell’Isola dei Baroni del Borghetto:

 

scudo giallo con strisce rosse in basso ed aquila nera dell’impero in alto, il tutto sormontato da cimiero con soprastante oca, simbolo dei Dell’Isola e il motto “AVISA”.

     Stemma Conti Molo di Barbania:

scudo raffigurante la pianta in campo argento, sormontato da cimiero, dal quale spunta un braccio armato con le molle da camino, che sorregge il motto “TOUJOURS AUT”, della famiglia Molo.

 

 

BANDIERA D’ORDINANZA

 

Nel Regno di Sardegna, ciascun reggimento possedeva le proprie insegne ed ogni battaglione, sia nazionale che estero, era dotato di due bandiere: ordinanza e colonnella. Quando il reggimento aveva più battaglioni, solo il primo deteneva ordinanza e colonnella, gli altri, due ordinanze.

 

La colonnella, che in passato portava l’arme del colonnello comandante, dal 1735 ebbe, su fondo turchino, l’Insegna di S. M. cioè l’aquila nera di Savoia Antica, gravata sul petto dell’arme di Savoia Moderna, il tutto sormontato dalla Corona Regia, foderata di rosso.

 

Veniva condotta dalla compagnia del Comandante reggimentale.

L’ordinanza presentava fiamme, nastri sinuosi e bordi di vario colore. Quella del Reggimento Piemonte, secondo il regolamento di Vittorio Amedeo III, era spartita in quattro dalla croce bianca, con una fiamma nascente a ciascuno dei cantoni dei quarti.

BORDI: fascia bianca, alta circa cm. 20, bordata esternamente in oro, con soprastante serpentone di colore blu.

QUARTI: 1° e 4° campo blu, uno dei colori di Casa Savoia, con caricate fiamme rosse, colore del Reggimento; 2° e 3° colori invertiti.

STEMMA: al centro della croce bianca, lo scudo di Savoia Moderna, caricato del lambello turchino di Piemonte, il tutto sormontato dalla corona ducale.

L’asta, lunga oltre tre metri (3,20 – 3,50), terminava in alto con la freccia, una punta di picca e, al di sotto della bandiera, era rivestita di velluto cremisi, inchiodato con broche in ottone, a testa tondeggiante, per assicurare una presa migliore, soprattutto in caso di pioggia. Inferiormente, finiva nel tallone in ottone robusto, per poterla piantare saldamente in terra.

Spettava all’Alfiere il compito di custodire e reggere la bandiera, nonché di occuparsi della manutenzione.

La bandiera, al di là del punto di riferimento in battaglia, costituiva un vero e proprio simbolo, da difendere a qualunque costo: la sua perdita comportava una macchia grave all’onore del battaglione.

Anche oggi, la bandiera del Reggimento Piemonte, minuziosamente ricostruita, ricorda, durante le rievocazioni, tutti coloro che diedero la vita per il Re, ovvero per la propria terra, affinché sul loro sacrificio non scenda l’ombra dell’oblio.

 

BUFFETTERIE E ATTREZZI

GIBERNA CON ORGANO

 

ATTREZZI MANUTENZIONE E CARICAMENTO

 

BORRACCIA

 

 

ARMI DA TAGLIO

 

   Spade e spadini

 

 

   Armi utilizzate dagli ufficiali non in combattimento. Ce n’erano di svariati modelli, più o meno pregiati, sia nella lavorazione, che nei materiali. Le più belle, con lame ageminate di Toledo, avevano impugnature in argento o argento dorato. Non vanno dimenticati quegli esemplari unici, di fattura squisita, con impugnature in oro e pietre preziose, offerte dai sovrani, in segno di particolare gratitudine.

   Generalmente, in combattimento, venivano adoperate spade robuste, se pur non prive di decori ed ornati.

 

 

   Sabri di fanteria

   Al di fuori del Piemonte, denominati sciabole:

-       Lama curvata, ad un filo, con grande sguscio centrale su entrambi i lati, prodotta a Solingen, lunga circa cm. 63 e larga cm. 4,2 al tallone. Lo sguscio, sul fronte, porta inciso ad acquaforte il motto: “VIVE LE ROI DE SARDAIGNE”, cui segue il nodo Savoia; sul recto, un aquila coronata con l’arme dei Savoia, un fiore e le lettere V e A intrecciate ad arte.

-       Pugnetto in legno, coperto di pelle nera e morbida, avvolto da filo d’ottone a spirale (a treccia solo per i granatieri).

-       Elsa, con coccia composita a due rami di guardia, in ottone.

-       Fodero, in cuoio color naturale, con un puntale interno in ferro, oppure in ottone. In cima, cucita con lo spago, c’era una piccola fascia, la cui parte inferiore aveva una linguetta con asola, per attaccarla al bottone del boudriére, di fianco alla baionetta.

   Per quanto riguarda le incisioni, pare fossero eseguite in Piemonte, da artigiani come  Claudio Merlo e Spirito Filippine.

   Queste armi erano in dotazione ai fucilieri, caporali e sergenti.

 

Nelle fotografie: 

 

Sabro da sergente, identificabile dalle scanalature sul dorso dell’impugnatura e sul rametto dell’elsa, nonché dal doppio filetto arrotolato sul pugnetto. Si tratta di un sabro da fanteria, modello 1751, che monta una lama di epoca precedente, accorciata.

 

 

Sabro di fanteria mod. 1751.

 

 

CARLO VALETTO www.carlovaletto.com